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Perché la frequenza di rimbalzo non deve sempre essere bassa

In questo articolo ti spiego cos’è la frequenza di rimbalzo di un sito web, che in inglese si definisce “bounce rate”. Può darsi che qualcuno ti abbia chiesto qual’è la frequenza di rimbalzo del tuo sito, spiegandoti che questo valore deve sempre essere molto basso, intorno al 30 o 40%. Qui cercherò di spiegarti nel modo più semplice di cosa si tratta e perché non è vero che deve per forza essere un valore basso.

Cos’è la frequenza di rimbalzo

Il rimbalzo si verifica quando un utente entra nel tuo sito web e legge solo una pagina, per poi uscire dal sito. In pratica non va a leggere altre pagine.
In questa situazione viene registrata una “sessione” di una sola pagina di durata pari a zero. Tu dirai: perché la durata di questa unica sezione (o unica pagina visitata) è zero, se l’utente magari rimane a leggere la pagina per 3 minuti?
La durata è pari a zero perché non c’è una seconda sessione (una seconda pagina visitata) che permetta di calcolare il punto di fine della prima.

Ecco cosa succede: l’utente entra nel sito (atterra ad esempio nella home page oppure in una pagina interna al sito) e parte il conteggio della durata della sessione. Tuttavia, dopo aver letto quello che gli interessa, esce. Il servizio di analisi di Google (ovvero Google Analytics) non riesce a rilevare il momento dell’uscita. La sessione non può durare all’infinito, quindi Google Analytics, quando non riceve informazioni su una seconda sessione (una seconda pagina visitata dopo la prima), attribuisce alla prima sessione una durata pari a zero.
Questo non significa che l’utente non ha letto la pagina, significa solo che Google Analytics non sa quanto tempo è rimasto a leggere la pagina.

Come calcolare il bounce rate

La frequenza di rimbalzo viene calcolata come rapporto tra le sessioni di una sola pagina (rimbalzo) e il totale delle sessioni. Ad esempio, il totale delle sessioni dell’ultimo mese è 342. Di queste, le sessioni di una sola pagina (rimbalzo), sono 182. La frequenza di rimbalzo sarà del 53,2%.

Quando può verificarsi un rimbalzo?

Ci sono vari modi in cui un utente può atterrare nel tuo sito e generare un rimbalzo. Eccone alcuni:
a. Tramite i risultati di ricerca di Google. L’utente fa una ricerca su Google, vede il tuo sito tra i risultati e decide di entrate nel link e leggere la pagina o l’articolo. Poi esce subito senza leggere altro, perché ha trovato quello che gli serviva sapere.
b. Tramite i social. tu pubblichi dei post su Facebook o su altri social, con i link a pagine o articoli del sito; un utente del social ci clicca sopra e va a leggere il contenuto. Soddisfatto del contenuto, esce dal sito.
c. L’utente digita l’url del tuo sito sulla barra degli indirizzi del browser. E’ probabile che tu abbia dei fan affezionati al tuo sito, che vi fanno visita spesso per capire se hai pubblicato notizie nuove. In tal caso l’utente digita il tuo sito (oppure lo ha salvato tra i preferiti e ci clicca sopra), accede direttamente alla home page, vede che non hai pubblicato niente di nuovo ed esce (se invece va a leggere un articolo non si ha bounce rate, perché in tal caso visualizza due pagine).

Dove si vede la frequenza di rimbalzo

La frequenza di rimbalzo è un valore che ti appare se hai installato Google Analytics sul tuo sito. Anche altri tool di analisi dei siti potrebbero restituirti questo valore.
Sulla frequenza di rimbalzo se ne sentono di tutti i tipi: alcuni dicono che il valore ottimale deve essere inferiore al 70%, altri che è compreso tra il 30 e il 50%. La risposta in realtà non esiste. Tutto dipende dal tuo sito!

Perché la percentuale di rimbalzo non deve per forza essere un valore basso

Facciamo alcuni esempi per capire perché il bounce rate non deve per forza essere un valore basso.

Un utente cerca un’informazione sul web, trova il tuo sito tra i risultati di ricerca, ci clicca sopra, legge il contenuto. In calce alla pagina ci sono i riferimenti della tua azienda, quindi non ha bisogno di leggere altro. E’ già convinto di quello che hai scritto e dei servizi che offri, quindi ti contatta. Qui si ha un rimbalzo ma non è una cosa negativa. E’ peggio se l’utente si mette a visitare molte pagine del tuo sito per trovare l’informazione che gli serve e, non avendo trovato nulla, non ti contatta.

Facciamo un altro esempio. Hai un blog dove pubblichi articoli informativi. Un utente trova il tuo sito tra i risultati di ricerca, clicca sul link, legge l’articolo, ne è soddisfatto ed esce. Magari hai fatto molti altri articoli interessanti, ma non ha tempo di leggerli ora, quindi salva il tuo sito tra i Preferiti del browser e torna nei giorni successivi a dare un’occhiata al resto.

Se il tuo sito ha una frequenza di rimbalzo alta, viene svalutato da Google?

C’è chi dice che il bounce rate sia un fattore di ranking e chi dice di no. Quello che è sicuro è che Google non fa una valutazione del tuo sito basandosi solo sul bounce rate. Come ti ho spiegato in un altro articolo, i fattori di ranking sono molti e Google non li considera mai singolarmente. Quindi alla domanda se la frequenza di rimbalzo alta determina una svalutazione da parte di Google, mi sento di rispondere: dipende!

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