Seo Creative Writing

logo seo creative writing blog

Seo Creative Writing

Blog di Scrittura Creativa e Ottimizzata per il Web

Manipolazione mentale nei social network: come riconoscerla

Cosa comporta la manipolazione mentale nei social network? E’ possibile riconoscerla? Cerchiamo di capire meglio il problema, procedendo per punti.

Cos’è la manipolazione mentale

Si ha manipolazione mentale quando una o più persone cercano di controllarci e utilizzarci per i loro scopi e guadagni, senza che ce ne rendiamo conto. La manipolazione sui social network utilizza vari mezzi: conversazioni, post, notizie, informazioni, immagini, video, pubblicità.

Perché è più facile manipolare le menti tramite i social network

I social network ci danno l’impressione di avere a che fare con la realtà, senza filtri e senza interpretazioni. A differenza di quello che possono fare i mass media (giornali, tv) dove ci “sembra” che le informazioni siano filtrate dalle redazioni giornalistiche e non siano veritiere. In realtà non è così.

Sui social network la realtà non viene sempre mostrata per quello che è. Inoltre, la possibilità di condividere i contenuti con gli amici e dire la propria su ogni questione, porta ad una catena infinita di “contagi mentali”.

Molte persone ormai non guardano più tv e giornali e si documentano esclusivamente tramite la loro rete sociale web, rischiando di assimilare contenuti inventati (le cosiddette “fake news”) o di venire influenzati dagli “umori” che circolano.

Il web archivia le tue informazioni “personalizzate”

Navigando nel web ognuno di noi lascia delle tracce, definite Big Data, che vengono archiviate, vendute e utilizzate da molte società per vari scopi. A volte si tratta di informazioni personalizzate, ovvero riconducibili a noi, come avviene con i cookie. Facciamo un esempio: ti metti a guardare un paio di scarpe su un sito e dopo qualche ora o qualche giorno ti ritrovi la pubblicità di quelle scarpe in un altro sito che non c’entra nulla con le scarpe.

Il web raccoglie informazioni generali utilizzate poi a livello statistico

Altre volte queste informazioni sono aggregate e anonime e servono solo per capire a grandi linee i gusti e le inclinazioni della popolazione di un determinato paese o di una determinata categoria. Anche in questo caso i Big Data aiutano le aziende o le società a propinare pubblicità e contenuti in linea con queste inclinazioni.

Facciamo un altro esempio con una situazione ipotetica: in Italia l’80% delle donne dai 40 ai 50 anni cerca nel web “costumi da bagno interi”. Queste informazioni tornano utili ad una serie di aziende: quelle che producono costumi e abbigliamento. Ma anche quelle che producono prodotti di dimagrimento (forse le donne vogliono coprire la pancia perché non è perfetta?) e quelle che si occupano di chirurgia estetica, le palestre, i centri fitness e di estetica. Tutte queste aziende andranno a mostrare la loro pubblicità e i loro contenuti alle donne italiane dai 40 ai 50 anni, sia a quelle che cercano costumi interi sia a quelle che cercano bikini (perché la pubblicità “spara nel mucchio” sapendo che prima o poi beccherà un cliente, in base alla legge dei grandi numeri).

E’ un po’ quello che è successo con lo scandalo di Facebook. Milioni di utenti hanno risposto ad un divertente quiz che prometteva di svelare informazioni sulla propria personalità. Questi dati invece servivano alla Cambridge Analytica per studiare la psicologia degli utenti, vendere le informazioni ad altre aziende e creare campagne pubblicitarie mirate. Tale metodo ha trovato applicazione anche nel marketing politico, ad esempio in occasione delle elezioni presidenziali negli USA e per il voto sulla Brexit.

Come funziona la manipolazione mentale nei social network: cambi idea e non te ne accorgi

C’è una disciplina, la psicometria, che si occupa di catalogare gli esseri umani in classi e categorie in base alle loro caratteristiche: età, sesso, salute, situazione familiare, religione, partito politico, opinione su determinati argomenti, professione, ecc… Questi si chiamano “modelli psicografici” e ognuno di noi può essere catalogato in uno di questi modelli.

In tal modo le nostre azioni diventano prevedibili, perché è possibile capire come si comporterà una determinata categoria di persone e attuare degli interventi per amplificare o modificare tali comportamenti.

La consapevolezza per combattere la manipolazione mentale nei social network

L’unica arma a disposizione per difendersi dalla manipolazione mentale nei social network è questa: la consapevolezza. Smettere di usare internet non ha senso. Bisogna solo rendersi conto che quando utilizziamo i social network non siamo in un ambiente reale e neutro.

La nostra mente è facilmente plasmabile. Ci sono argomenti, immagini e temi che ci colpiscono in maniera profonda, ci spingono a condividere i contenuti e a partecipare a conversazioni colorite.

Slogan, post, annunci, immagini, video montati in determinate maniere possono indurre a farci un’idea sbagliata o alterata delle cose. In tal modo poi siamo portati a prendere decisioni nella vita reale che prima non avremmo preso.

In conclusione, durante la permanenza nei social network, quando vedi qualcosa che ti colpisce negativamente o troppo positivamente, devi sempre porti la domanda: cosa c’è sotto?

Il significato del film Arrival: 6 cose da capire

Cos’è e come funziona Pinterest? E’ utile per il marketing?

5 Consigli sull’utilizzo di Instagram per aziende e brand