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bounce rate o frequenza di rimbalzo

Perché la frequenza di rimbalzo non deve sempre essere bassa

In questo articolo ti spiego cos’è la frequenza di rimbalzo di un sito web, che in inglese si definisce “bounce rate”. Può darsi che qualcuno ti abbia chiesto qual’è la frequenza di rimbalzo del tuo sito, spiegandoti che questo valore deve sempre essere molto basso, intorno al 30 o 40%. Qui cercherò di spiegarti nel modo più semplice di cosa si tratta e perché non è vero che deve per forza essere un valore basso.

Cos’è la frequenza di rimbalzo

Il rimbalzo si verifica quando un utente entra nel tuo sito web e legge solo una pagina, per poi uscire dal sito. In pratica non va a leggere altre pagine.
In questa situazione viene registrata una “sessione” di una sola pagina di durata pari a zero. Tu dirai: perché la durata di questa unica sezione (o unica pagina visitata) è zero, se l’utente magari rimane a leggere la pagina per 3 minuti?
La durata è pari a zero perché non c’è una seconda sessione (una seconda pagina visitata) che permetta di calcolare il punto di fine della prima.

Ecco cosa succede: l’utente entra nel sito (atterra ad esempio nella home page oppure in una pagina interna al sito) e parte il conteggio della durata della sessione. Tuttavia, dopo aver letto quello che gli interessa, esce. Il servizio di analisi di Google (ovvero Google Analytics) non riesce a rilevare il momento dell’uscita. La sessione non può durare all’infinito, quindi Google Analytics, quando non riceve informazioni su una seconda sessione (una seconda pagina visitata dopo la prima), attribuisce alla prima sessione una durata pari a zero.
Questo non significa che l’utente non ha letto la pagina, significa solo che Google Analytics non sa quanto tempo è rimasto a leggere la pagina.

Come calcolare il bounce rate

La frequenza di rimbalzo viene calcolata come rapporto tra le sessioni di una sola pagina (rimbalzo) e il totale delle sessioni. Ad esempio, il totale delle sessioni dell’ultimo mese è 342. Di queste, le sessioni di una sola pagina (rimbalzo), sono 182. La frequenza di rimbalzo sarà del 53,2%.

Quando può verificarsi un rimbalzo?

Ci sono vari modi in cui un utente può atterrare nel tuo sito e generare un rimbalzo. Eccone alcuni:
a. Tramite i risultati di ricerca di Google. L’utente fa una ricerca su Google, vede il tuo sito tra i risultati e decide di entrate nel link e leggere la pagina o l’articolo. Poi esce subito senza leggere altro, perché ha trovato quello che gli serviva sapere.
b. Tramite i social. tu pubblichi dei post su Facebook o su altri social, con i link a pagine o articoli del sito; un utente del social ci clicca sopra e va a leggere il contenuto. Soddisfatto del contenuto, esce dal sito.
c. L’utente digita l’url del tuo sito sulla barra degli indirizzi del browser. E’ probabile che tu abbia dei fan affezionati al tuo sito, che vi fanno visita spesso per capire se hai pubblicato notizie nuove. In tal caso l’utente digita il tuo sito (oppure lo ha salvato tra i preferiti e ci clicca sopra), accede direttamente alla home page, vede che non hai pubblicato niente di nuovo ed esce (se invece va a leggere un articolo non si ha bounce rate, perché in tal caso visualizza due pagine).

Dove si vede la frequenza di rimbalzo

La frequenza di rimbalzo è un valore che ti appare se hai installato Google Analytics sul tuo sito. Anche altri tool di analisi dei siti potrebbero restituirti questo valore.
Sulla frequenza di rimbalzo se ne sentono di tutti i tipi: alcuni dicono che il valore ottimale deve essere inferiore al 70%, altri che è compreso tra il 30 e il 50%. La risposta in realtà non esiste. Tutto dipende dal tuo sito!

Perché la percentuale di rimbalzo non deve per forza essere un valore basso

Facciamo alcuni esempi per capire perché il bounce rate non deve per forza essere un valore basso.

Un utente cerca un’informazione sul web, trova il tuo sito tra i risultati di ricerca, ci clicca sopra, legge il contenuto. In calce alla pagina ci sono i riferimenti della tua azienda, quindi non ha bisogno di leggere altro. E’ già convinto di quello che hai scritto e dei servizi che offri, quindi ti contatta. Qui si ha un rimbalzo ma non è una cosa negativa. E’ peggio se l’utente si mette a visitare molte pagine del tuo sito per trovare l’informazione che gli serve e, non avendo trovato nulla, non ti contatta.

Facciamo un altro esempio. Hai un blog dove pubblichi articoli informativi. Un utente trova il tuo sito tra i risultati di ricerca, clicca sul link, legge l’articolo, ne è soddisfatto ed esce. Magari hai fatto molti altri articoli interessanti, ma non ha tempo di leggerli ora, quindi salva il tuo sito tra i Preferiti del browser e torna nei giorni successivi a dare un’occhiata al resto.

Se il tuo sito ha una frequenza di rimbalzo alta, viene svalutato da Google?

C’è chi dice che il bounce rate sia un fattore di ranking e chi dice di no. Quello che è sicuro è che Google non fa una valutazione del tuo sito basandosi solo sul bounce rate. Come ti ho spiegato in un altro articolo, i fattori di ranking sono molti e Google non li considera mai singolarmente. Quindi alla domanda se la frequenza di rimbalzo alta determina una svalutazione da parte di Google, mi sento di rispondere: dipende!

E’ utile inserire la keyword nel dominio del proprio sito?

I fattori di ranking di Google: è importante seguirli?

Perché un sito deve rispettare i Domain Factors di Google?

 

E' utile inserire la keyword nel dominio del proprio sito

E’ utile inserire la keyword nel dominio del proprio sito?

Ha qualche utilità inserire la keyword nel dominio del sito? Continuiamo a parlare dei fattori di ranking di Google, cioè dei parametri utilizzati da Google per valutare un sito e dargli più o meno visibilità.
Nell’articolo precedente abbiamo parlato dell’età del dominio e ci siamo chiesti se Google da un punteggio più alto ad un sito che esiste da più anni rispetto ad un sito aperto da poco.

In questo articolo parliamo degli altri Domain Factors, cioè degli altri fattori legati al dominio. Se segui queste regole, il tuo sito otterrà dei punti in più rispetto a siti concorrenti che non le rispettano. Tuttavia, come abbiamo detto all’inizio, il buon posizionamento non è solo frutto dell’osservanza di tutte le regole di Google, ma anche di buoni contenuti.

Devo utilizzare la keyword nel dominio del mio sito?

La risposta a questa domanda è sì. Alcuni sostengono che sia un parametro vecchio e superato. In ogni caso è buona cosa inserire la parola chiave nel dominio del sito. Per fare ciò ovviamente non devi aver già acquistato il dominio. Questa scelta va fatta prima dell’acquisto.

Il dominio è la parte compresa tra il www. e l’estensione .it, .com, .net o altre

Facciamo un esempio. Il tuo sito parla di automobili? Nel dominio del tuo sito dovrà apparire la parola chiave “automobili” o “car”, eventualmente in combinazione con altre parole. Il tuo sito parla di animali domestici? Dovrai usare “animali”, “pet”, “dog” o altre parole simili.

La keyword nel dominio deve essere la prima parola o può essere anche al secondo posto?

Le regole dicono che deve essere la prima parola. Tuttavia, io gestisco un sito dove la parola chiave è al terzo posto e non ho notato problemi. Il sito potrebbe fare di meglio se la parola chiave fosse al primo posto? Non lo so. In ogni caso il nome del dominio suonava bene così come lo avevo scelto, quindi non lo avrei mai cambiato, pena la sua illeggibilità.

Altri fattori legati al dominio: i sottodomini

Per quanto riguarda gli altri domain factors, le regole di Google dicono che la parola chiave deve comparire anche nel sottodominio. Cos’è il sottodominio? Te lo spiego con un esempio.

Prendiamo un sito inventato www.pippicalzerottemalunge.com
Un suo sottodominio potrebbe essere blog.pippicalzerottemalunghe.com

I sottodomini vengono usati per indirizzare gli utenti alle sezioni del tuo sito che prevedono contenuti omogenei, come ad esempio il blog o l’archivio fotografico. Non è obbligatorio usarli. In alternativa l’url del tuo blog potrebbe risultare www.pippicalzerottemalunghe.com/blog senza creare alcuno sottodominio, ma aprendo semplicemente una pagina dedicata al blog. In ogni caso, se crei dei sottodomini, è importante usare la parola chiave, così come appare nel dominio principale.

E’ necessario seguire i Domain Factors alla lettera?

Come vi ho spiegato anche precedentemente, non è necessario impazzire per seguire alla lettera tutte queste regole. Anzi potrebbe addirittura essere controproducente. Molti siti spam applicano le regole del ranking di Google, dalla prima all’ultima in maniera maniacale. Se il tuo sito non segue tutte le regole, forse sarà considerato più “naturale” e meno costruito.

Di certo è fondamentale che la parola chiave sia inerente al tuo sito. Non puoi usare la parola chiave “fashion” se poi nel sito parli solo di prodotti per pulire la casa o di diete dimagranti. Devi per forza parlare (in maniera prevalente, diciamo) di abbigliamento.

Google utilizza l’algoritmo “Exact Match Domain” (EMD), per capire quanto il nome del dominio sia in sintonia con i contenuti del sito. Ad esempio, se il tuo sito ha nome di dominio “www.tintapercapellirosa.net” che corrisponde alla keyword “tinta per capelli rosa”, non è detto che ottenga un buon posizionamento nei risultati di ricerca. Dipende se ha contenuti di qualità!

I dati di Whois pubblici o privati?

Altro domain factors è il Whois privato o pubblico. Whois è un servizio che mette a disposizione i dati dei proprietari dei siti. Generalmente le società hanno un Whois pubblico e visibile a tutti (chiunque può vedere chi è il proprietario, società o libero professionista che sia). I privati invece hanno un Whois oscurato nei dati sensibili (nome, cognome, indirizzo).

Se il tuo sito è stato acquistato con nome privato, ti sconsiglio comunque di renderlo pubblico per ottenere dei punti in più con il posizionamento di Google: ne va della tua sicurezza! Se invece sei una società o un libero professionista, controlla se i dati di Whois sono pubblici, perché avere un Whois pubblico è ben visto da Google. Se non lo sono, contatta la società presso la quale hai acquistato il dominio.

Perché un sito deve rispettare i Domain Factors di Google?

I fattori di ranking di Google: è importante seguirli?

 

Perché il tuo sito deve rispettare i Domain Factors di Google

Perché un sito deve rispettare i Domain Factors di Google?

Perché il tuo sito web dovrebbe rispettare in primis i Domain Factors di Google o fattori del dominio? Nell’articolo precedente abbiamo visto cosa sono in generale i fattori di ranking di Google, cioè i suoi parametri di valutazione dei siti. Abbiamo capito che non basta fare articoli ottimizzati SEO, ma tutto il tuo sito deve rispettare l’algoritmo (insieme di regole) di Google.

Devi conoscere i Domain Factors prima di aprire il sito web!

I fattori di ranking utilizzati da Google sono stati classificati in 9 macro categorie e al primo posto ci sono i Domain Factors o fattori del dominio.
Si tratta di regole legate all’indirizzo di base del tuo sito (sostanzialmente quello che c’è dopo il www). Quindi è fondamentale che tu li conosca prima di aprirlo, per fare scelte azzeccate sul nome del dominio (cioè la parte che c’è dopo il www.) e sull’estensione (.it, .com, .net, ecc.).

Il primo Domain Factors: l’età del dominio

Google considera positivamente un sito più “anziano”, perché considerato più solido e sicuro. Ci sono molti siti che fanno spam: vengono acquistati i domini, mettono online i siti solo allo scopo di spammare e poi vengono chiusi a distanza di qualche giorno o settimana o mese. Quindi la stabilità temporale è un dato importante per Google.

L’età del dominio è un fattore che non dipende da te: se acquisti un apri un sito nuovo, è ovvio che dovrai attendere qualche mese, prima che possa essere considerato stabile e sicuro.

Se ne acquisti uno già esistente da mesi o anni, forse non dovrai attendere, perché Google già lo ha indicizzato. Tuttavia sull’acquisto di siti di altri proprietari, c’è il pericolo che siano stati usati in maniera non proprio onesta. Potrebbero appunto essere stati aperti per fare spam.

Acquista un dominio…”vergine”

Il mio consiglio è di scegliere un dominio “vergine”. Puoi controllare se il dominio era di proprietà di altri attraverso alcune piattaforme come quelle di Whois (ad esempio questa di whois.domaintools). Oppure puoi guardare se in passato il dominio che vuoi acquistare era attivo tramite il sito Way Back Machine.

Evita di acquistare i cosiddetti “Parked Domain” o “Domini Parcheggiati”, cioè quei domini già acquistati da società e messi online con un messaggio di benvenuto e invito all’acquisto. Di solito hanno una pagina sola con poche informazioni. Oltre ad avere un costo superiore al normale, non vengono valutati positivamente da Google.

Quanto conta l’età del dominio

Google in passato ha inserito questo requisito tra i suoi fattori di ranking, per poi fare marcia indietro e dire che l’età del dominio non conta. Anche nella comunità degli esperti di web marketing le opinioni sono divergenti.

Io per esperienza personale continuo a pensare che l’anzianità del dominio abbia ancora importanza, soprattutto se il dominio viene acquistato per un anno o più di un anno e non per qualche mese. Questo fa la differenza.

Scegli un nome a dominio mai usato da nessuno, pubblica il tuo sito, lavoraci per almeno un anno e i risultati si vedranno!

Nel prossimo articolo scopriamo gli altri Domain Factors di Google.

E’ utile inserire la keyword nel dominio del proprio sito?

I fattori di ranking di Google: è importante seguirli?

Capire come funziona l’AI di Google per scrivere nel web

 

 

 

 

 

In cosa consiste l’ottimizzazione SEO di un sito web

In cosa consiste l’ottimizzazione SEO di un sito web

Ne senti parlare spesso, ma hai davvero capito in cosa consiste l’ottimizzazione SEO di un sito web? In questo articolo ti spiego in alcuni semplici punti in cosa consiste e quali sono le parti di un sito che ne hanno bisogno.

Cos’è l’ottimizzazione SEO di un sito web?

SEO significa “search engine optimization” (ottimizzazione per i motori di ricerca) e consiste nel rendere il sito facilmente “scansionabile” per i motori di ricerca.

Perché è necessaria l’ottimizzazione SEO?

Perché i motori di ricerca, come Google, analizzano e scansionano i siti creando un enorme database di dati. Quando un utente effettua una ricerca (query) i motori di ricerca restituiscono dei risultati. Ai primi posti ci sono i siti meglio costruiti, con gli articoli più comprensibili, più in linea con le query degli utenti, ecc.

L’ottimizzazione SEO è necessaria per ogni sito web?

No, non tutti i siti ne hanno di bisogno, anche se è sempre consigliabile. Ad esempio, se io ho un sito per uso interno all’azienda (magari solo per i dipendenti), non ho bisogno di fare ottimizzazione SEO. Se invece aspiro a farmi trovare nei risultati di ricerca dai miei potenziali clienti e/o lettori, allora devo fare ottimizzazione SEO.

In cosa consiste l’ottimizzazione SEO di un sito web?

Un bravo esperto di web marketing fa un’analisi del sito web considerando prima di tutto due cose:

1. Situazione attuale del sito web

Riceve traffico? Che tipo di traffico e che utenti? E’ stata fatta un’ottimizzazione anche parziale?

2. Obiettivi

Il sito ha traffico di utenti? Oppure il traffico ricevuto è consistente ma non porta a risultati concreti? Quali sono gli obiettivi in termini di traffico, vendite o altro?

In seguito è necessario fare un’analisi del sito nel suo complesso valutando una pluralità di aspetti. La grafica è moderna, accattivante e adatta al mio scopo? Il sito si carica velocemente? E’ facilmente visualizzabile dal mobile o solo da dasktop? Considera che il 50-70% del traffico oggi proviene dagli smartphone. E’ semplice navigare nel sito? Per questo aspetto si possono fare dei test di “usabilità”: si prendono delle persone a caso (amici o parenti) e li si fa navigare nel sito, osservando il loro comportamento, per rilevare eventuali difficoltà nel trovare informazioni.

Analisi delle keyword

I primi passi per stendere un piano di ottimizzazione SEO partono dall’analisi delle keyword.
Quali sono le parole chiave utilizzate dagli utenti che potrebbero portare traffico? Quanti concorrenti ci sono che lavorano su quelle parole chiave? I contenuti del sito sono ottimizzati con parole chiave univoche per ogni articolo o pagina? Ci sono duplicati?

Come vedi non è facile ottimizzare un sito per i motori di ricerca. La strategia prevede un’analisi iniziale dello stato del sito web, la stesura di un piano di lavoro e infine il monitoraggio dei risultati.
Ti invito a leggere altri miei articoli per conoscere qualcosa di più sulle parole chiave e gli strumenti di ricerca delle keyword.

I migliori strumenti di ricerca delle parole chiave

Perchè i keyword tool sono così importanti?

 

Capire come funziona l’AI di Google per scrivere nel web

Capire come funziona l’AI di Google per scrivere nel web

Quando senti parlare di AI di Google (acronimo che sta per “intelligenza artificiale”, in inglese “artificial intelligence”) ci si riferisce alla sua capacità di simulare il funzionamento del cervello umano. Perché è utile capire a che livello è Google per te che vuoi scrivere nel web? La scrittura delle parti testuali e l’ottimizzazione dei siti va attuata considerando che il motore di ricerca Google (quello che poi andrà a scansionare il tuo sito) è paragonabile ad un bambino di 6 anni!

Questo ti deve fare riflettere sul tuo modo di scrivere e di strutturare il tuo sito: il primo lettore non è l’utente che naviga nel web, bensì è il motore di ricerca! E’ Google che poi da una valutazione al tuo sito, lo comprende, lo classifica e lo restituisce come risultato di ricerca agli utenti. Cerchiamo di capire meglio cos’è un’AI e come funziona.

Quanto ci manca per creare un’AI che ragiona come un essere umano?

Creare un’intelligenza artificiale non vuol dire semplicemente costruire un robot con sembianze umane e farlo parlare e muovere. Questa operazione in realtà è molto facile ed è già stata realizzata. Il problema è che dietro ad un robot androide dall’aspetto umano c’è sempre una persona che lo comanda e lo guida. Quindi il robot diventa un semplice prolungamento dell’attività dell’uomo.

Dimenticate completamente l’associazione “intelligenza artificiale” e “robot dalle sembianze umane”. La forma fisica visibile è insignificante, per valutare la qualità di un’AI.

Quando non ti accorgi che stai parlando con un software…

La vera sfida sta nel creare un’intelligenza artificiale in grado di ragionare, pensare, decidere come un essere umano. Possiamo dire che un’AI è un software che riesce ad interagire con gli esseri umani senza l’aiuto degli esseri umani stessi.
Per capire se un AI è riuscito bene, lo si fa interagire con delle persone (ad esempio attraverso una chat): gli interlocutori umani non devono capire che stanno parlando con una macchina.
Quante volte ti è capitato di entrare in un sito aziendale e trovarti il popup di una chat che si apre e ti invita a dialogare con l’assistenza? E quando ci hai provato hai capito che stavi chattando con un risponditore automatico?

Siamo ancora abbastanza lontani dal creare un’intelligenza artificiale indistinguibile da un essere umano, ma negli ultimi 10 anni sono stati fatti degli enormi passi avanti.

L’AI di Google è attualmente il migliore

Hai capito quindi che l’obiettivo è creare un’AI in grado di interagire con le persone, senza che queste si accorgano che è un software.

Attualmente il miglior software di AI è quello di Google. Tuttavia il suo QI (quoziente intellettivo) si avvicina a quello di un bambino di 6 anni. Uno studio di ricercatori cinesi del 2017 dava Google Assistant al primo posto con un QI di 48,28. Come sono messi gli altri? Cortana (Microsoft) si era fermata ad un QI di 31,98 e Siri (Apple) a 23,9.

Sul sito di Loup Ventures trovi diversi studi ed esperimenti a riguardo. Questo team di ricerca sottopone frequentemente Alexa, Siri, Google Assistant e Cortana a 800 domande ciascuno. Nel 2018 Google Assistant ha risposto in maniera corretta al 100% delle domande. Siri al 99%, Alexa e Cortana al 98%.

I parametri di valutazione sono due: il software ha capito la domanda? Ha risposto correttamente? Le domande sono divise in 5 categorie: luoghi (ad esempio dove sono bar e caffetterie più vicine), commercio (ordinare degli articoli su internet), navigazione (come raggiungere un luogo fisico della città), informazioni generali e news dal web, comandi (ricordare di fare una cosa ad un determinato orario).
I ricercatori hanno notato che gli errori non riguardavano la comprensione delle parole del vocabolario, ma solo i nomi propri, di ristoranti o città poco conosciute.

D’ora in poi quindi ricorda di scrivere in maniera semplice e chiara e soprattutto di creare un sito “a prova di bambino”, facilmente comprensibile, navigabile e fruibile.

I fattori di ranking di Google: è importante seguirli?

I migliori strumenti di ricerca delle parole chiave

 

I fattori di ranking di Google: è importante seguirli?

I fattori di ranking di Google: è importante seguirli?

Cosa sono i fattori di ranking utilizzati da Google per valutare i siti web? Ranking in inglese significa “classifica” o “posizione”. I fattori di ranking sono dei criteri di valutazione usati da Google per determinare la qualità di un sito web. Google attribuisce un “voto” al tuo sito, cioè gli da un posizionamento all’interno dei risultati di ricerca (SERP – Search Engine Results Page).

Non è sufficiente fare articoli ottimizzati SEO

Come sai, per ogni parola chiave (cioè per ogni ricerca effettuata in maniera frequente dagli utenti nel web), Google restituisce una serie di risultati di ricerca. Ovviamente nei primi posti ci sono i siti che Google ha valutato molto positivamente, mentre negli ultimi ci sono quelli valutati meno positivamente.

Molto spesso infatti non basta che un tuo articolo abbia “azzeccato” la parola chiave giusta corrispondente alle ricerche più frequenti degli utenti. Google vuole offrire agli utenti la migliore esperienza di navigazione possibile e quindi se il tuo sito ha centrato la parola chiave ma non rispetta altri parametri, non ti farà comparire nei primi posti dei risultati di ricerca.

Fare SEO limitatamente alla scrittura degli articoli non basta. Tutto il tuo sito deve essere ottimizzato SEO.

Tutto il sito deve rispettare l’algoritmo di Google

L’insieme dei fattori di ranking di Google vanno a formare l’algoritmo. Più semplicemente li puoi chiamare parametri o regole e l’algoritmo non è altro che un insieme di regole di funzionamento del motore di ricerca “Google”.

Quanti e quali sono i fattori di ranking utilizzati da Google

Ora ti starai chiedendo: ma quali sono questi fattori di ranking? Per nostra sfortuna sono molti, oltre 200. Sul web avrai letto che sono 200 tondi tondi ma possiamo dire che quelli sono i principali.
Per comodità di studio, sono divisi in 9 macrocategorie:

1. Domain Factors o fattori del dominio
2. Page-Level Factors o fattori legati alla qualità della pagina
3. Site-Level Factors o fattori che riguardano il sito web nella sua interezza
4. Backlink Factors, cioè relativi ai backlink
5. User Interaction, ovvero interazioni degli utenti con il sito
6. Regole speciali dell’algoritmo di Google
7. Brand Signals, che letteralmente indica i “segnali del brand”
8. Webspam on-site
9. Webspam off-site

E’ fondamentale seguire tutti i fattori di ranking di Google?

Dopo questo elenco ti sarai sicuramente spaventato ma non devi assolutamente esserlo. E’ vero che Google valuta i siti considerando questi oltre 200 parametri suddivisi in 9 categorie, ma nessun sito riesce a seguirli tutti. Inoltre il successo di un sito dipende molto dagli utenti e dalla loro psicologia.

Sarà capitato anche a te di imbatterti in portali web vecchi di 15 anni che ancora compaiono tra i primi risultati di ricerca, nonostante la grafica e la struttura siano ormai superate. Invece si sono tantissimi siti fatti bene ma con contenuti che interessano forse allo 0,01% della popolazione e una grafica troppo elaborata.

Siti meno belli possono ottenere centinaia di visualizzazioni grazie al fatto che parlano di argomenti interessanti e alla portata di tutti e si basano su una grafica semplice e di facile intuizione.

Per dirla in parole povere: tu puoi anche essere un informatico da 110 e lode, ma se non conosci la psicologia del tuo pubblico, il tuo sito lo leggeranno solo i tuoi parenti!

Ricorda anche che ogni situazione è diversa da un’altra: nel tuo settore potrebbero esserci concorrenti molto agguerriti e all’avanguardia, sia dal punto di vista dei contenuti che dell’ottimizzazione SEO dei loro siti. In tal caso devi assolutamente conoscere e seguire i fattori di ranking di Google.

Il mio suggerimento è di studiare l’algoritmo di Google e di uniformare il tuo sito alla maggior parte di questi parametri, finché è ragionevolmente possibile. Tenendo sempre in considerazione che l’utente cerca un contenuto. Il sito è la cornice del tuo contenuto e anche la cornice deve essere fatta bene.

Andiamo a scoprire i parametri di ranking nei prossimi articoli.

Perché un sito deve rispettare i Domain Factors di Google?

Come progettare un blog: 5 regole efficaci

Cos’è il tag H1 e la differenza fra tag H1 e Titolo SEO

La lunghezza del Titolo SEO: cos’è e perché è importante

 

Cos’è il tag H1 e la differenza tra tag H1 e Titolo SEO

Cos’è il tag H1 e la differenza fra tag H1 e Titolo SEO

Cos’è il tag H1? Che differenza c’è fra Tag H1 e Titolo SEO (o Tag Title)? Nell’articolo precedente ti ho spiegato quale deve essere la lunghezza ottimale del titolo di un articolo per poter essere indicizzato correttamente dai motori di ricerca. Ti ho anche mostrato dove devi inserito il Titolo SEO nella schermata di WordPress per la pubblicazione degli articoli.

Nel momento in cui inserisci un titolo, gli viene assegnato il valore di tag H1, cioè di titolo principale della pagina. Quindi H1 e Titolo SEO sono la stessa cosa? Non propriamente.

Cos’è il Tag H1 e perchè può essere diverso dal Titolo SEO

Se hai installato il plugin Yoast (utile per ottimizzare la SEO del tuo sito), avrai un Titolo SEO leggermente diverso dal tag H1.

L’H1 corrisponderà alla frase che tu hai inserito nella barra “Aggiungi titolo” di WordPress e che comparirà nella parte alta dell’articolo.

Il Titolo SEO invece viene generato in automatico da Yoast mettendo insieme tre cose:

  1. la frase intera dell’H1;
  2. il nome del tuo sito;
  3. un punto elenco che separa H1 e nome del sito.

Puoi modificare il punto elenco, andando nelle funzioni di WordPress che trovi a sinistra, alla voce “SEO” (con l’icona della Y). Clicca su “Aspetto della ricerca” e “Generale”. Lì puoi scegliere tra vari punti elenco, come ad esempio ~ : « |

Possiamo dire che l’H1 è il titolo principale dell’articolo. Quando viene mostrato nei risultati di ricerca di Google prende il nome di Titolo SEO e gli viene aggiunto anche il nome del sito, separato da un punto elenco.

Perchè il plugin Yoast modifica l’H1

Perchè Yoast aggiunge il nome del sito? Perché molto spesso è Google stesso a modificare il tuo H1 nei risultati di ricerca, aggiungendo il nome del tuo sito. Google fa questo per permettere agli utenti di identificare meglio il contenuto del tuo articolo e chi è l’autore.

Ti faccio notare un’altra cosa quando utilizzi Yoast. Spesso questo plugin ti da errore nella schermata dell’analisi SEO. Ti dice infatti che “il titolo SEO è più lungo dei limiti di carattere previsti. Prova a scrivere un titolo più corto.”

In realtà tu sei perfettamente all’interno dei 60 caratteri con l’H1. Tuttavia il titolo SEO è il tuo H1 con un punto elenco e il nome del tuo sito. Quindi è molto più lungo dei 60 caratteri.

Se clicchi in “Desktop result” nella Google Preview di Yoast vedrai infatti che risulta tagliato. Ma a te poco importa perché quello che viene tagliato è il nome del tuo sito e non il titolo H1.

La lunghezza del Titolo SEO: cos’è e perché è importante

Perchè i keyword tool sono così importanti?

 

 

La lunghezza del titolo SEO cos’è e perché è importante

La lunghezza del Titolo SEO: cos’è e perché è importante

In questo articolo parliamo della lunghezza del Titolo SEO, di che cosa si tratta e del perché è così importante per l’indicizzazione di un articolo o di una pagina.

Cos’è il Titolo SEO

Il Titolo SEO (o “Tag Title”) è il titolo che tu dai ad un articolo del tuo sito o ad una pagina.

Compare nei risultati di ricerca di Google e di altri motori di ricerca (ad esempio Bing, Yahoo!). In sostanza, quando un utente cerca un argomento su Google, compaiono una serie di risultati, tra i quali anche il tuo articolo (se è collegato all’argomento ricercato). Tuttavia del tuo articolo compare solo il titolo e una breve descrizione, che in gergo tecnico si chiama “snippet”.

Se l’utente legge il titolo e lo snippet e reputa interessante quello che hai scritto, deciderà di entrare nel tuo sito e consultare l’intero contenuto. Possiamo dire che il titolo costituisce un “biglietto da visita”. Se hai scritto un titolo interessante e in linea con la ricerca, è probabile che l’utente leggerà quello che hai scritto. In caso contrario andrà a guardare gli articoli di altri siti.

I requisiti: la lunghezza e la parola chiave

I requisiti per fare un buon Titolo SEO sono due:
1. Deve contenere la parola chiave dell’articolo o della pagina.
2. Deve avere una lunghezza ottimale.

Se il titolo è troppo corto, potrebbe non fornire informazioni sufficienti per convincere l’utente a leggere; è fondamentale utilizzare tutto lo spazio a disposizione. Se il Titolo SEO è troppo lungo, non verrà mostrato per intero nelle pagine dei risultati di ricerca e quindi i lettori potrebbero non coglierne il senso completo.

La lunghezza di un Titolo SEO (o Tag Title) deve rientrare all’interno dei 60 caratteri, spazi inclusi.

Altri siti ti diranno che la lunghezza ottimale è compresa tra 30 e 70 caratteri, ma a mio avviso 30 caratteri sono troppo pochi e con 70 rischi che il titolo venga tagliato, quando compare nei risultati di ricerca. Se il Titolo SEO è di 55-60 caratteri, andrà più che bene.

Dove inserire il Titolo SEO in WordPress

Quando lavori in un sito basato su WordPress, il titolo va inserito nella barra che compare in alto, sotto alla scritta “Aggiungi nuovo articolo”. Dentro a questa barra trovi la dicitura “Aggiungi titolo”. Quindi non puoi sbagliarti.

Il titolo assumerà il valore di intestazione H1. In WordPress infatti i titoli possono essere etichettati in maniera gerarchica in base alla loro importanza: H1, H2, H3, H4, H5, H6.

L’H1 è il titolo più importante dell’articolo o della pagina. Prossimamente parlerò anche degli H2, H3, H4, H5, H6. Ma qui voglio farti capire il nesso tra Titolo SEO e H1.

A questo punto ti starai chiedendo: quindi il Titolo SEO corrisponde all’H1? Si e no. C’è molta confusione su questo punto, la distinzione non è chiara a molte persone. Nel prossimo articolo ti spiego la differenza.

Cos’è il tag H1 e la differenza fra tag H1 e Titolo SEO

Perchè i keyword tool sono così importanti?

 

Come progettare un blog 5 regole efficaci

Come progettare un blog: 5 regole efficaci

Prima di imparare a scrivere articoli ottimizzati SEO, è importate capire come progettare un blog. Gli articoli infatti si inseriscono in un progetto più grande che è il vostro blog o sito.
Fare articoli buoni per quanto riguarda contenuti, leggibilità e SEO non è sufficiente per far sì che compaiano nei primi risultati di ricerca di Google o Bing. Non puoi montare lo pneumatico di un fuoristrada su una 500 anni ‘90 e anche se ci riesci l’auto non va avanti correttamente.
Ecco dunque 5 semplici ma efficaci regole per stendere il progetto di un blog di successo.

1. Pensare ad un macroargomento

Qui siamo nella fase della progettazione ed è sicuramente il momento più difficile. Si tratta di trovare un argomento (o filone o tema) in cui siete esperti o che vi piace. Ad esempio cucina, giardinaggio, informatica, moda, fai da te, automobili. Meglio se si tratta di un argomento in voga.

2. Ideare le categorie

Trovare il vostro tema principale tuttavia non basta. Il web è pieno di siti generalisti o di siti famosi che trattano questi argomenti e voi non potete competere con loro. Pensate quindi a tre categorie che fanno parte di questo macroargomento, che siano ricercate dagli utenti ma su cui non ci sia molto nel web. Facciamo due esempi.
Macroargomento: Cucina. Categorie: cucina vegana, ricette con i fiori, ricette senza glutine e lattosio.
Macroargomento: Moda. Categorie: abbigliamento dark, abbigliamento steampunk, abbigliamento gothic.

3. Creare un meccanismo potenzialmente infinito

Il segreto sta nel creare un meccanismo potenzialmente infinito. Cosa intendo dire con “potenzialmente infinito”? Che dovete avere infiniti argomenti su cui fare gli articoli. Le ricette di cucina sono potenzialmente infinite perché basta variare anche solo un ingrediente e la ricetta cambia. Stessa cosa vale per l’abbigliamento o per le acconciature di capelli. Se invece fate un blog sui musei di Asiago forse finirete presto gli argomenti. A meno che non andiate a sviscerare ogni minimo pezzo esposto nei musei. Ma in tal caso il vostro blog sarebbe una vera noia!

Anche fare un blog sui libri che leggete è difficile, a meno che non leggiate 4-5 libri al mese. Più facile è recensire i film che guardate. Ma sappiate che la concorrenza sul web è spietata e forse dovrete scegliere film poco conosciuti oppure parlare di film famosi ma di dettagli che in pochi trattano.

4. Come progettare un blog di successo: il dominio

I tre punti precedenti vi porteranno via un tempo variabile, quantificabile in giorni o mesi in base a quanto siete “ispirati”. Successivamente vi suggerisco di pensare al nome del dominio. In base alla mia esperienza personale, vi posso dire di evitare il vostro nome e cognome e optare per le parole chiave principali. Questo perché un nome di dominio con le parole chiave facilita i motori di ricerca nella classificazione dei siti.

Ricordate che se un motore di ricerca capisce subito di cosa parla il vostro sito, lo mostrerà più facilmente agli utenti del web che fanno ricerche sul tema. Quindi se il vostro blog parla di cucina, nel nome di dominio dovranno esserci parole come “cucina”, “ricette”, “chef” oppure “piatti”, ecc. Ad esempio un nome potrebbe essere “cucinarealternativo.it” oppure “ricettenewage.it”.
Potete scegliere tra l’estensione .it (se avete in mente di sponsorizzare il vostro blog solo in italiano) oppure il .com (se decidete di strutturarlo anche in altre lingue).

E’ importante verificare se il nome a dominio è disponibile. Per farlo vi basta andare su siti come Aruba oppure scrivere su Google “verifica dominio libero” e usare uno dei tanti siti che offrono questo servizio. Per pensare al nome del vostro dominio vi suggerisco anche un sito molto divertente, che si chiama “Name Generator”. Qui potete usare la funzionalità “Blog Name” per avere suggerimenti.

5. Pensare ai colori del blog e al logo

Dopo aver trovato un nome a dominio disponibile (che sarà anche il nome del vostro blog) dovete pensare ai colori da usare per il sito e al logo. Fate attenzione ai colori e date uniformità alle pagine del vostro blog, perché questo è utile per rendere il vostro sito identificabile per gli utenti. Non usate troppi colori e non cambiate colori da una pagina all’altra. L’ideale è usare una combinazione di grigio e un altro colore a scelta (grigio/azzurro o grigio/arancione, o grigio/giallo, ecc.)

Per la creazione del logo ci sono tantissimi programmi gratuiti. Io uso Canva che è un sito che vi permette di fare moltissime cose oltre ai loghi. Esiste anche una app ma vi suggerisco di non usarla, almeno inizialmente, perché non è facile fare grafica da app.

Infine fate attenzione ad una cosa: il logo deve essere rotondo e vedersi molto bene anche nelle piccole anteprime checompaiono nel web. Vedete ad esempio i loghi di Facebook o Instagram che si notano benissimo anche se in dimensioni piccole.

I migliori strumenti di ricerca delle parole chiave

Perchè i keyword tool sono così importanti?

 

strumenti di ricerca delle parole chiave

I migliori strumenti di ricerca delle parole chiave

In questo articolo vi presento altri strumenti di ricerca delle parole chiave. Nel precedente articolo vi ho spiegato perché i keyword tool sono così importanti e vi ho presentato approfonditamente il Keywordtool.io
Gli altri strumenti di ricerca delle parole chiave sono molto simili, quindi se avete letto l’articolo precedente non vi sarà difficile capire il funzionamento dei tool seguenti.

SuggestMrx

SuggestMrx consente di inserire una parola chiave e visualizzare le parole chiave correlate. Anche in questo caso vengono sfruttati i dati sulle ricerche degli utenti in Google.
Assicuratevi che la lingua sia impostata su Italiano e che il dominio sia google.it (potete in alternativa selezionare il dominio Amazon o YouTube o Bing).
Le parole chiave possono essere ricercate secondo vari parametri: Loop, Alfanum, Alfanum Invert, Afanum Full, Question, Question Full.

Per vedere a cosa corrispondono questi valori, cliccate sul punto di domanda vicino alla voce “Tipo Scan”.
Io generalmente utilizzo la modalità Loop (è una ricerca di base e generica) e Question (la parola chiave viene inserita all’interno di domande tipiche poste dagli utenti a Google). Vi suggerisco anche di non modificare gli altri campi, ma di lasciare l’impostazione di default.

Answer The Public

Altro tool molto completo è Answer The Public. L’unico problema è la grafica, che è poco intuitiva. Inoltre, appena aperto il sito, vi ritrovate davanti l’animazione di un uomo a tutto schermo, che si muove e vi fissa.
Il funzionamento è comunque molto facile, appena lo si comprende. Selezionate la lingua italiano (la regione è solo per la versione pro) e inserite la parola chiave. Poi cliccate su Get Question.

Vi vengono forniti i risultati riguardanti le Question (domande), le Preposition (la parola chiave con le preposizioni “a”, “vicino”, “per”, “senza”) e le Comparison (la parola chiave associata a “come”, “o”, “contro”, “vs”, “con”).
Questi risultati sono disposti in una visualizzazione a raggiera poco leggibile. In fondo alla pagina li trovate in ordine alfabetico. Avete anche a disposizione le parole chiave correlate (related).
Questi risultati li potete scaricare sotto forma di immagine (save image) oppure in CSV (download CSV).

Ubersuggest

Ubersuggest è uno strumento davvero completo e utile. Appena aprite il sito avete subito davanti una stringa dove inserire o una parola chiave o un sito. Selezionate la lingua italiana. Se inserite una parola chiave, vi viene fornita una panoramica delle keyword.
Ubersuggest vi mostra i dati sul volume di ricerca medio, la seo difficulty (quanti competitor avete per quella parola chiave), la paid difficulty (quanti concorrenti pagano la pubblicità per quella parola) e il CPC (quanto vi costerà il clic di un utente sul vostro sito, se decidete di fare pubblicità a pagamento).
Avete anche un grafico con il trend di ricerca nel corso degli ultimi mesi.

Se cliccate su “Visualizza tutte le idee keyword” si apre l’elenco delle parole chiave correlate, un po’ come negli altri tool. A destra vedete anche i siti dei vostri competitor che usano quella parola chiave.

Questo è sicuramente uno dei tool più completi non a pagamento e i dati forniti sono numerosi. Per i siti concorrenti avete i dati sui backlink (link che il dominio riceve da altri siti), il volume di visite stimate al mese (questo valore è sempre sottostimato, quindi moltiplicatelo per 2 o 3), il traffico da Facebook e Pinterest.
Per capire il significato delle varie voci, cliccate sui punti di domanda a lato. Anche in questo tool potete scaricare i dati in csv o copiarli negli appunti.

Spero di avevi fornito degli strumenti di base per iniziare a lavorare con la SEO. Nei prossimi articoli continuerò a parlarvi di scrittura ottimizzata per il web fornendovi altri suggerimenti utili.

Perchè i keyword tool sono così importanti?

keyword tool

Perchè i keyword tool sono così importanti?

In questo primo articolo sulla scrittura SEO parliamo dei “keyword tool”, cioè gli strumenti di ricerca delle parole chiave. Perché sono così importanti?

In cosa consiste la scrittura SEO

La scrittura SEO (scrittura ottimizzata per il web) si basa in primo luogo sulle parole chiave. Cosa sono le parole chiave? Sono le ricerche più frequenti effettuate dagli utenti nei motori di ricerca. Voi non dovete inventarvi le parole chiave, perchè ci sono dei tool che vi dicono quali sono le ricerche (cioè le parole chiave) usate più frequentemente dagli utenti nel web. Infatti, ogni vostro articolo deve avere una parola chiave principale, non troppo generica ma nemmeno troppo lunga o complessa.

Facciamo un esempio. Un utente effettua la ricerca su Google “come lucidare le scarpe di cuoio”. Se voi avete scritto un articolo usando la parola chiave “come lucidare le scarpe di cuoio”, Google mostrerà il vostro sito tra i risultati di ricerca. Capiremo più avanti come inserire in un articolo la parola chiave. Per ora vediamo il funzionamento dei keyword tool. Se riuscirete a scegliere le parole chiave giuste per i vostri articoli, sarete già a metà dell’opera.

Come funziona Keywordtool.io

Keywrdtool.io è uno strumento molto semplice da usare; prevede funzionalità gratuite di base e altre a pagamento. Nella schermata iniziale potete selezionare la “location” dove vi interessa fare la ricerca delle parole chiave: Google, YouTube, Bing, Amazon, eBay, Play Store, Instagram, Twitter.

Ipotizziamo di fare un articolo sui “dolci senza glutine” e proviamo ad inserire questa parola chiave nella barra di ricerca sotto la voce “Google”, selezionando poi la lingua “Italiano”. Clicchiamo sulla lente di ingrandimento: ci vengono restituiti oltre 200 risultati comprendenti la parola chiave associata ad altre parole. Otterrete così parole chiave più complesse.

Ad esempio “dolci senza glutine al cioccolato” o “dolci senza glutine a milano”. Queste parole chiave complesse sono molto utili per fare articoli più mirati. Se voi utilizzate semplicemente la parola chiave “dolci senza glutine”, avrete nel web molti concorrenti, che parlano degli argomenti più disparati riguardanti questo argomento.

Se invece usate la parola chiave “dolci senza glutine a milano” avrete sicuramente meno concorrenti. Quindi Google tenderà a mostrare il vostro articolo con più facilità quando un utente cerca proprio “dolci senza glutine a milano”. Google infatti di fronte ad una domanda molto precisa di un utente, offre come risultati gli articoli che hanno impiegato quella parola chiave.

Se cliccate su YouTube e sulle altre voci in sequenza, la parola chiave non viene modificata e avrete le metriche di YouTube, Bing, ecc.

La versione pro di Keywordtool.io

Passando alla versione pro ottenete i dati sul volume di ricerca (Search Volume), che vi dicono quante persone hanno cercato quella parola chiave al mese.

Potete accedere anche ai dati sul trend, cioè la tendenza di ricerca degli ultimi 12 mesi, che vi fa capire se in futuro questa parola chiave verrà cercata tanto o poco.

Nella versione pro ci sono anche i risultati sui siti concorrenti e i dati sul CPC. Quest’ultimo dato vi dice se i vostri concorrenti stanno pagando la pubblicità relativa a questa parola chiave; se in molti stanno pagando, il vostro articolo avrà meno possibilità di uscire nei risultati di ricerca, perchè gli inserzionisti hanno la precedenza.

Altre funzionalità di Keywordtool

Tenete presente che Keywordtool nella sezione “Instagram” vi fornisce i risultati sotto forma di hashtag, ovvero #dolcisenzaglutine o #dolcisenzaglutinefattiincasa e a lato vi mostra anche quanti post ci sono con quell’hashtag.

Se usate parole chiave complesse, in alcune sezioni non vi esce alcun risultato. Il tool vi suggerisce quindi di usare meno combinazioni di parole.

Vi consiglio di usare prevalentemente questo tool nella funzione dedicata a Google, dato che la maggior parte delle query di ricerca (domande degli utenti) vengono eseguite su questo motore di ricerca.

Quando inserite una parola chiave, Keywordtool vi fornisce i suggerimenti (keyword suggestions) ma anche le domande (question). Per visualizzarle cliccate sull’etichetta “Question” in alto. In tal modo vedete come la parola chiave è inserita all’interno di vere e proprie domande, anche abbastanza lunghe.

Selezionando invece “Preposition”, il tool vi fornisce dei suggerimenti con le preposizioni.

Cosa sono le Negative Keyword

A sinistra è molto utile anche il comando “Negative Keyword”. A cosa serve? Ipotizziamo che state cercando le parole chiave legate alle “scarpe invernali da uomo” ma vi escono troppi risultati con la parola geox e a voi non interessa. Potete inserire sotto “Negative Keyword” la parola chiave “scarpe invernali da uomo geox” e poi cliccare su “Save”. Dai risultati spariranno tutte le voci con la parola “geox”. Questa funzione per le keyword negative la ritroverete anche in altri tool.

Su Keywordtool.io ho parlato abbastanza ma solo per darvi un’idea generale del funzionamento di questi tool. Nel prossimo articolo ne vediamo altri di simili. Presentano più o meno le stesse funzionalità e alla fine potrete decidere quale utilizzare prevalentemente per i vostri articoli.

I migliori strumenti di ricerca delle parole chiave