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La spiegazione del film “E venne il giorno” (The Happening)

Per chi lo ha visto nel 2008 non è stato facile trovare una spiegazione del film “E venne il giorno” (The Happening) di M. Night Shyamalan.

Questo film nel 2008 ha ottenuto addirittura quattro nomination ai Razzie Awards di Hollywood come peggior film, peggiore attore protagonista per Mark Wahlberg, peggior regista e peggiore sceneggiatura a Shyamalan.
Tuttavia oggi, alla luce degli eventi legati alla pandemia da Covid, questo film è davvero illuminante e non meriterebbe le peggiori nomination. In questo articolo vi spiego perché.

Chi è il regista del film M. Night Shyamalan

Manoj Nelliyattu Shyamalan (nome d’arte M. Night Shyamalan) è regista, attore, sceneggiatore e produttore cinematografico. Di origini indiane, è naturalizzato statunitense. Tra i suoi più grandi successi ci sono “Il sesto senso” (1999), “Il predestinato” (2000), “Signs” (2002), “The Village” (2004).

La trama del film “E venne il giorno” (The Happening)

Nel film “E venne il giorno” il nord est degli Stati Uniti subisce un attacco chimico da parte di una neurotossina. Questa tossina manda in tilt il cervello umano, portando gli individui al suicidio nei modi più macabri. Inizialmente si pensa che sia una attacco terroristico ma poi si scopre che questa tossina è rilasciata dalle piante quando si sentono minacciate da qualcosa (forse l’uomo?). Si tratta di un meccanismo di difesa del mondo vegetale, che non può fuggire di fronte ad un pericolo e quindi cambia la propria composizione chimica interna per allontanare la minaccia.

I protagonisti del film sono Elliot Moore, docente di scienze al liceo (interpretato dall’attore Mark Wahlberg), sua moglie Alma, e la nipote Jess (figlia del fratello di Alma).
I tre fuggono da Philadelphia in treno, diretti a Harrisburg, dove sono convinti che non ci sia pericolo.
Tuttavia il loro treno si ferma in aperta campagna, perché ha perso i contatti con tutte le stazioni. Da qui il viaggio dei tre continua in maniera burrascosa, tra incidenti, paure, ipotesi, piani di salvezza, ricerca di rifugi sicuri, crisi emotive. Non mancano scene di suspense e horror-splatter.

La spiegazione del film “E venne il giorno”

All’inizio il professor Elliot sta facendo una lezione in classe in cui discute sul perché le api sono scomparse da tutti gli Stati Uniti. Chiede agli studenti quali possono essere le cause: uno risponde per un virus, un altro per l’inquinamento, un altro per il riscaldamento globale. L’ultimo interrogato (che sembra snobbare il problema) offre una risposta che il professore definisce esatta: dipende da un atto della natura che non capiremo mai del tutto. Alla fine la scienza tirerà fuori una ragione plausibile. Ma sarà solo una teoria a cui tutti crederanno, solo perché non possiamo accettare che ci siano forze che vanno al di là della nostra conoscenza.

Sulla lavagna si legge poi una frase di Einstein: “Se le api scomparissero dalla faccia della Terra, allora gli uomini potrebbero avere solo 4 anni di vita.”

Il cognato di Elliot, Julian, è anche lui professore nello stesso istituto e insegna matematica. Le sue teorie basate su calcoli precisi vengono un po’ alla volta smontate. Nell’incipit della storia afferma che ci sono zero possibilità che Philadelphia venga contaminata. Per rassicurare sua madre al telefono le butta lì dei numeri, perché è convinto che fornire delle percentuali serva alle persone per sentirsi sicure.

Forse nemmeno lui è pienamente convinto che la nostra vita sia guidata da numeri, statistiche e regole logiche. Infatti prima di lasciare sua figlia Jess a sua sorella Alma, le dice con tono severo: “Non prendere la mano di mia figlia se non lo vuoi davvero.” Quindi anche per lui esiste un lato emotivo ed irrazionale che può cambiare la vita propria e degli altri.

Perché la scienza non riesce a spiegare la natura

Le teorie che vengono avanzate nel corso della narrazione si rivelano sbagliate: si pensa che la tossina colpisca solo le grandi città, poi si vede che sta colpendo anche i piccoli centri. Elliot arriva a supporre che gli alberi e le piante rilascino la tossina solo quando si sentono minacciate da gruppi consistenti di persone e quindi suggerisce di viaggiare in piccoli gruppi di 5-10 persone. Anche questa teoria si rivela sbagliata.

Nel finale vediamo l’intervista di un docente dell’università di Chicago, William Ross. Il professore spiega che si è trattato di un evento della natura che non capiremo mai del tutto, iniziato giovedì 8:33 e finito alle 9:27 del giorno successivo. Tuttavia non è finita perché si è trattato di un preludio, un avvertimento.

Ed è un previsione giusta: nelle ultime scene del film la pandemia da neurotossina si scatena a Parigi.

Una spiegazione del film “E venne il giorno” alla luce degli eventi del 2020

A chi ha visto il film all’epoca della sua uscita sarà sembrata una storia stupida, che non offre alcuna spiegazione sul perché è avvenuto tutto ciò.

Ci sono molti elementi buttati lì senza alcuna connessione con la trama: la relazione di Alma con il suo collega di lavoro, la coppia di vivaisti, la model home con il cibo e le piante finte, i due giovani che vengono uccisi da un residente barricato in casa, la signora Jones che vive senza tv e senza contatti con il mondo.

Ma alla luce di quello che è successo nel 2020 ecco una spiegazione del film “E venne il giorno”. Prima di tutto forse non c’è una risposta diretta e precisa per i disastri della natura. In secondo luogo che la causa indiretta di queste tragedie è l’uomo e il suo modo di vivere, sempre più distruttivo nei confronti del mondo in cui vive.

Il significato del film Arrival: 6 cose da capire

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Il significato del film Arrival 6 cose da capire

Il significato del film Arrival: 6 cose da capire

In questo post ti spiego 6 cose che ti sono molto utili per capire il significato del film Arrival. La pellicola è del 2016 e il regista è Denis Villeneuve. Non è facilissima da comprendere ad una prima visione e necessita di una certa apertura mentale. Quindi distruggi tutte le tue idee preconfezionate e immagina l’impossibile!

Ecco i 6 punti che ti aiutano a capire il significato del film Arrival

1. Arrival è un film sugli alieni? No!

Anche se gli alieni sono protagonisti, devi approcciarti al film in maniera diversa. Non è un film di fantascienza, post apocalittico o sci-fi, anche se tutti lo definiscono così. E’ un film di linguistica e psicologia, anzi di parapsicologia. A monte c’è una premessa: il modo in cui parli, la tua lingua, influenza il tuo modo di vedere la realtà. Se cambi il tuo modo di parlare e di ragionare, cambierà anche il tuo mondo. Tu dirai: ma è impossibile. Il film ti spiega che non è così!

2. Perché la professoressa Louise viene scelta dalle forze militari per fare da interprete

Il film racconta l’arrivo sulla Terra di 12 astronavi aliene a forma di chicco di caffè in verticale. Queste astronavi non fanno nulla, stanno lì ferme, sospese per aria a pochi passi dal suolo. Dentro ci sono degli esseri che hanno la forma di seppie giganti e sono chiamati “eptapodi”, perché hanno sette tentacoli. La protagonista di “Arrival” è la professoressa di linguistica Louise Banks, contattata dalle forze americane per dare una mano nella comprensione del linguaggio degli eptapodi, che apparentemente sembrano muti. Prima di darle l’incarico, la mettono alla prova.

Le chiedono di tradurre la parola sanscrita per “guerra” (Yuddha): lei la traduce con “desiderio di possedere più mucche” (a desire for more cows). Un altro linguista, incaricato sempre dalle forze militari americane di tradurre il termine, l’aveva invece interpretata come “litigio”, che è più o meno il senso dell’italiano “guerra”. Questo linguista ovviamente era stato scartato.

Nel linguaggio sanscrito si pone l’accento sullo scopo economico: Yudda vuol dire entrare in possesso di territori per pascolare le mucche, saccheggiare le mucche dei nemici sconfitti e ottenere più sostentamento alimentare. Nel nostro linguaggio “guerra” è solo un’ammucchiata di persone che lottano, senza interrogarci sulle motivazioni o sullo scopo. In sanscrito non c’è una parola come la nostra “guerra” e nella nostra lingua non c’è una parola come “Yuddha”. Perché? Perché dietro ad una parola c’è un mondo, una cultura, una storia.

3. Perché gli Stati si mobilitano per fare la guerra agli alieni?

Più avanti nel film una frase dagli alieni viene tradotta con “offrire un’arma” (weapon). Tutti gli Stati credono che gli alieni vogliano fare la guerra e iniziano a mobilitare gli armamenti. In realtà gli eptapodi intendono dire “offrire uno strumento”, cioè loro vogliono spiegare agli umani come funziona la loro lingua.

4. Perché gli alieni sono raffigurati come seppie giganti?

Il regista non ha utilizzato una raffigurazione “reale” degli alieni. Lui si è astenuto dal mostrare come sono fatti veramente e non gli interessava mostrarli come siamo abituati a vederli. La forma della seppia è metaforica. La seppia ha dentro di sé l’inchiostro per scrivere e comunicare con l’esterno. Quale altro animale potrebbe farlo? Solo una seppia.

Proseguendo nella trama, si scopre che loro vogliono insegnare agli umani un nuovo modo di scrivere, comunicare e pensare, che viene dall’anima, dalla mente. I due protagonisti vengono chiamati scherzosamente Tom e Jerry e comunicano proprio così: spruzzando nell’aria dell’inchiostro che va a formare cerchi che sembrano scarabocchi. Quello per loro è un discorso di senso compiuto.

5. Cos’è la scrittura “palindroma” di Tom e Jerry, i due alieni-seppia?

La scrittura degli extraterrestri è completamente diversa dalla nostra. Noi scriviamo da sinistra a destra, o da destra a sinistra, o dall’alto al basso. La nostra è una scrittura “lineare”: parte da un punto e arriva ad un altro punto. Non si può leggere una frase al contrario, altrimenti perde significato. Come dicevo all’inizio il nostro modo di scrivere, parlare e comunicare lineare influenza il nostro modo di vedere la realtà.

Se noi pensiamo in maniera lineare anche la nostra vita lo sarà: va dal momento in cui si nasce fino a quando sopraggiunge la morte.

6. Il significato del film Arrival

Il linguaggio usato dagli eptapodi è palindromo: lo si può leggere a partire da qualunque punto e avrà sempre lo stesso significato. Nella nostra lingua italiana ci sono parole e frasi palindrome, che hanno lo stesso significato se lette da destra a sinistra o da sinistra a destra: “anna”, “ama”, “i topi non avevano nipoti”.

Cosa comporta il linguaggio palindromo degli eptapodi? Gli eptapodi non scrivono una frase dall’inizio alla fine ma la “sparano” di colpo tutta intera. Inoltre le loro frasi hanno forma circolare, le si può leggere in qualunque maniera. Questo consente loro di fare una cosa che a noi umani è negata: viaggiare nel tempo. Per loro il tempo non è lineare ma circolare. Quindi possono muoversi da un punto ad un altro della storia. E’ così che sono arrivati sulla Terra dal futuro.

Grazie al nuovo linguaggio degli eptapodi la professoressa Louise modifica la propria visione del mondo e del tempo: riesce a vedere tutta la sua vita in maniera circolare, scoprendo anche qual è il suo futuro. Questo è determinante per salvare gli eptapodi.

Il film Anonymous di Roland Emmerich: ecco chi è Shakespeare

I dettagli significativi del film su Shakespeare “Anonymous”

 

Le differenze tra romanzo, novella e racconto

Le differenze tra romanzo, novella e racconto

In questo post vediamo brevemente le differenze tra romanzo, novella e racconto. Quante volte hai sentito usare questi termini e quante volte ti sono sembrati intercambiabili? Alcune piccole differenze ci sono, soprattutto per quanto riguarda la lunghezza.

Cos’è un romanzo

Si comincia a parlare di romanzo in Europa tra il 1500 e il 1600, in contemporanea alla nascita della classe borghese e alla disgregazione dell’aristocrazia. Il romanzo è un componimento narrativo in prosa (cioè non è scritto in forma di poesia).

Ecco alcuni elementi caratteristici del romanzo.

1. C’è una storia con fatti inventati o parzialmente reali

Tramite il romanzo un autore vuole raccontare una storia, cioè uno o più fatti ed eventi, che possono essere inventati o parzialmente reali.

2. Spesso segue un ordine cronologico

Il racconto può seguire un ordine cronologico ma può anche utilizzare la tecnica del flash-back, per mescolare assieme vicende presenti e passate.

3. E’ l’ideale per una lettura individuale

Il romanzo è rivolto a persone che possono leggerlo in maniera individuale e si basa su un linguaggio semplice. Precedentemente invece si prediligevano forme di lettura recitata e ascolto in gruppo (vedi i poemi). Inoltre le opere precedenti erano rivolte alla classe nobile e aristocratica.

4. Non eroi ma gente comune

I protagonisti del romanzo non sono eroi ma gente comune. Nelle opere precedenti invece i protagonisti erano sempre persone nobili.

5. La lunghezza di un romanzo

Il romanzo è una narrazione piuttosto lunga. Si dice che debba essere superiore alle 40 mila parole o 150/200 pagine. In una pagina (o cartella) ci sono circa 1.800 caratteri.

Le differenze tra romanzo, novella e racconto

Nonostante vi abbia indicato alcune caratteristiche riguardanti il romanzo, non ci sono regole precise e assolute per la classificazione di un’opera come romanzo, novella o racconto.

Possiamo dire che la novella è la sorella più piccola del romanzo e il suo nome deriva dal latino “novus” che indica una novità, una notizia fresca e interessante. Spesso sentite parlare anche di romanzo breve per indicare una novella.
La lunghezza si aggira intorno alle 20mila o 40mila parole che corrispondono al massimo ad un centinaio di pagine o cartelle. La storia che viene raccontata all’interno di una novella è più semplice rispetto ad un romanzo, ma non per questo meno avvincente e appassionante.

Il racconto lungo invece viaggia tra le 7.500 e le 17.500 parole. Viene definito anche “storia breve”. Data la sua brevità, non può incrociare più trame, ma si limita a mostrare solo una vicenda o un solo personaggio, affiancato da personaggi minori.

I 5 elementi importanti di un testo di scrittura creativa

Ansia da pagina bianca: tre accorgimenti per evitarla

Cos’è la scrittura creativa: ecco i generi di scrittura

 

ansia da pagina bianca

Ansia da pagina bianca: tre accorgimenti per evitarla

Cos’è l’ansia da pagina bianca? Si tratta di una situazione in cui può trovarsi chiunque.
Nel momento in cui vuoi scrivere un romanzo, una lettera, un manuale, un breve racconto, non sai più cosa dire. Si crea un vuoto nella tua testa che ti impedisce di continuare, di trovare un’idea, una parola, un senso a quello che stai scrivendo. Hai perso l’entusiasmo, l’ispirazione, il filo conduttore, l’obiettivo.

Questa condizione di impasse si può verificare all’inizio, prima ancora di cominciare il tuo lavoro. Ma può capitare anche in corso d’opera e forse in questo secondo caso è anche peggio.

L’ansia da pagina bianca appare addirittura in prossimità della fine, quando non sai come terminare in maniera memorabile. Ma in tal caso hai quasi raggiunto il traguardo e ti sembra meno critica.

Ansia da pagina bianca e ispirazione

Molti scrittori creativi suggeriscono di iniziare a scrivere, buttare giù quello che passa per la mente, descrivere le tue esperienze e i tuoi vissuti. Ti dicono di non preoccuparti della fine della storia o del suo svolgimento, perché le idee ti verranno mentre scrivi.

A mio avviso questo è un metodo molto pericoloso, che apre le porte proprio al fenomeno della pagina bianca. E soprattutto ti conduce ad uno degli errori che per Aristotele costituisce il fallimento di un racconto: l’incoerenza.

Ecco quindi 3 regole per evitare l’ansia da pagina bianca.

1. Definisci a grandi linee la storia che vuoi raccontare

Se vuoi che il tuo romanzo sia coerente devi stabilire da dove parte, come si svolge e dove va a finire. Per realizzare la tua opera forse tu impiegherai dei mesi. Ma i tuoi lettori impiegheranno probabilmente qualche giorno per leggerla e quindi sarà più facile per loro accorgersi delle incongruenze. Se la storia inizia come romanzo thriller non può terminare come una storia d’amore.

2. Fai un elenco dei personaggi e delle loro caratteristiche

Scegli uno o più personaggi principali e fai un elenco delle loro caratteristiche in termini di personalità. Procedi in maniera identica anche per i personaggi secondari e stabilisci con cura quando dovranno apparire. Rileggi spesso quello che hai indicato all’inizio, per non dimenticarlo. Se nell’incipit della storia un personaggio si presenta come timido e introverso, non può risultare sfacciato ed estroverso qualche capitolo più avanti e senza alcuna motivazione o spiegazione.

3. Pensare al proprio libro nella sua interezza ma lasciarlo aperto al cambiamento

Non fraintendermi quando ti dico che devi pensare alla storia nella sua interezza. Mentre scrivi i capitoli, ti può venire un’idea geniale che ti fa cambiare il corso degli eventi e anche il finale. In tal caso è giustissimo seguire questa ventata di genialità e non rimanere fissi sulle idee iniziali.
Il canovaccio è importante solo per evitare appunto il fenomeno dell’ansia da pagina bianca. Le modifiche in corso d’opera sono sempre molto utili!

Cos’è la scrittura creativa: ecco i generi di scrittura

I 5 elementi importanti di un testo di scrittura creativa

 

I 5 elementi importanti di un testo di scrittura creativa

I 5 elementi importanti di un testo di scrittura creativa

I 5 elementi importanti di un testo di scrittura creativa sono i personaggi, l’ambientazione, il conflitto, la trama e il tema. Nell’articolo precedente abbiamo visto cosa si intende per “scrittura creativa”.

Abbiamo visto che la scrittura creativa si basa sulla “finzione”. La storia raccontata dallo scrittore può essere completamente inventata. Oppure può essere vera in parte e presentare degli elementi inventati che permettono al lettore di appassionarsi alla narrazione. In ogni caso la finzione è prevalente e può riguardare sia i personaggi che gli eventi.

I testi di scrittura creativa possono essere in poesia oppure in prosa (racconti brevi, novelle, romanzi). Nel mio blog tralasciamo la poesia e ci concentriamo sulla prosa.

Ecco i 5 elementi importanti di un testo di scrittura creativa

Qui di seguito vi elenco i 5 elementi importanti di un romanzo o racconto. Teneteli bene a mente perché vi sono utili sia per creare un vostro romanzo o racconto, sia per valutare i testi degli altri e capire se sono fatti bene.

I personaggi

Deve esserci un personaggio principale. Non necessariamente è il narratore: vedi ad esempio “Frankenstein” di Mary Shelley, dove il narratore è Robert Walton ma il personaggio principale è il mostro creato dal dottor Victor Frankenstein. Questo non significa che si deve prestare meno attenzione agli altri personaggi. Anzi, è bene caratterizzare accuratamente altri 4/5 personaggi e renderli importanti quasi quanto il principale, perchè andranno a interagire con lui.

L’ambientazione

Per ambientazione si intende il luogo e il periodo storico in cui la storia si verifica.
Se si sceglie un determinato periodo storico che non è quello in cui vivete è importante documentarsi alla perfezione, per evitare di introdurre anacronismi ed elementi che non c’entrano nulla. I lettori più esperti infatti potrebbero notare questi errori.

La trama

La trama è la colonna dorsale del vostro racconto e include gli eventi e le azioni svolte dai personaggi. Deve essere articolata ma nello stesso tempo mantenere una coerenza. Nel vostro racconto deve succedere qualcosa, altrimenti ne verrà fuori una mera descrizione. Inoltre i fatti devono essere avvincenti, inaspettati, coinvolgenti.
Nel libro “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hide” di Robert Louis Stevenson il protagonista subisce continue mutazioni e ciò rende la storia interessante. Il lettore non sa mai quando c’è Jeckyll o quando c’è Hide e rimane in attesa del momento in cui il suo segreto verrà scoperto.

Il conflitto

La narrazione deve avere al centro un conflitto, ovvero una situazione problematica che il protagonista deve risolvere e superare. Quando sentiamo parlare di conflitto pensiamo subito ad una lotta tra persone ma in realtà può riguardare anche delle cose (ad esempio una malattia o una calamità naturale). Pensiamo a “La lettera scarlatta” di Nathaniel Hawthorne, dove il conflitto è chiaro fin dall’inizio: la protagonista Hester Prynne è processata per adulterio, perché ha dato alla luce una bambina. Ma suo marito è via dalla città ormai da anni. Chi è il padre? Hester non lo vuole dire…

Il tema

Finiamo il nostro elenco dei 5 elementi importanti di un testo di scrittura creativa con il “tema”.
Il tema è l’idea che percorre la storia. E’ il concetto supremo, quello che sta al di sopra della trama, dei personaggi, del conflitto e dell’ambientazione. Possiamo dire che è la morale della storia. Mi spiego meglio. Cosa ci insegna il libro “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde? La storia racconta il conflitto tra l’effimera bellezza della gioventù e la moralità. Per mantenere la giovinezza l’uomo è disposto a compire i misfatti più tremendi, ma a caro prezzo. Il protagonista è disposto a uccidere pur di rimanere giovane e bello. Ma questo lo conduce alla pazzia.

Cos’è la scrittura creativa: ecco i generi di scrittura

I dettagli significativi del film su Shakespeare “Anonymous”

 

Cos’è la scrittura creativa

Cos’è la scrittura creativa: ecco i generi di scrittura

Per capire cos’è la scrittura creativa è utile fare un paragone con quello che è il suo esatto opposto: la scrittura scolastica o accademica o giornalistica.

Le differenze tra scrittura creativa e scrittura scolastica

Ciò che distingue la scrittura creativa da quella scolastica è il contenuto. Un articolo di giornale, un manuale tecnico o un tema in classe hanno un tono solenne, privo di sentimenti ed emozioni. Chi scrive cerca di essere imparziale e di dare un’immagine corretta di fatti. Il suo obiettivo è fare una presentazione obiettiva di ciò che è la realtà.

La scrittura creativa invece si basa sull’immaginazione dello scrittore. Il suo obiettivo è intrattenere, far divertire, dare piacere al lettore. Uno scrittore può anche trattare di fatti realmente accaduti, ma non adotterà mai un linguaggio imparziale, obiettivo, telegrafico. Cercherà di aggiungere elementi non reali, di usare la sua creatività per dare vita a scene completamente nuove e più intriganti.
Romanzi, racconti e poesie di qualsiasi genere rientrano nella scrittura creativa.

Può un giornalista essere…creativo?

A questo punto molti di voi diranno: anche un articolo di giornale può far ridere. Io vi rispondo: certamente. Ma la sua collocazione è all’interno di un quotidiano/giornale e il suo obiettivo è dare informazioni. Il giornalista può utilizzare un linguaggio più divertente del solito, avvicinandosi alla scrittura creativa. Ma lui in quel momento sta lavorando come giornalista e non come scrittore.

I cinque tipi di scrittura

Dagli insegnamenti scolastici avrete appreso che esistono cinque tipi di scrittura: descrittiva, narrativa, espositiva, persuasiva e creativa. In realtà non esiste un confine netto fra i vari tipi di scrittura. Un libro può avere un tipo di scrittura dominante: ad esempio un libro di storia è prevalentemente narrativo. Tuttavia può avere delle parti descrittive, dove spiega l’abbigliamento utilizzato in un’epoca storica o la tipologia di armi usate.
Un testo espositivo è un’enciclopedia o un foglietto di istruzioni. Anche all’interno di un’enciclopedia ci sono parti chiaramente descrittive.
I generi di scrittura dunque si compenetrano: è quello dominante che determina il tipo di testo (narrativo, espositivo, creativo, ecc.).

Riflessioni conclusive su cos’è la scrittura creativa

C’è una cosa però che accomuna tutti i tipi di scrittura e da cui non si può prescindere: il corretto utilizzo della lingua (nel nostro caso italiana). Dovete avere ottime conoscenze di ortografia, sintassi, grammatica, lessico. Scrittura creativa infatti non significa stravolgere le regole di base di una lingua e commettere errori grossolani di grammatica. E’ importante scrivere correttamente soprattutto per i lettori.

Infine ricordate una cosa molto importante: potete studiare, fare corsi, esercitarvi ma la scrittura creativa dipende molto dalla vostra natura! Si può essere portati o meno. Allo stesso modo non tutti sono portati per fare giornalismo o scrivere temi in classe. Per capire se siete dei veri scrittori dovete solo studiare e provarci!

Nel prossimo articolo vediamo quali sono gli elementi principali di un testo di scrittura creativa.

I 5 elementi importanti di un testo di scrittura creativa

Il film Anonymous di Roland Emmerich: ecco chi è Shakespeare

I dettagli significativi del film su Shakespeare “Anonymous”

 

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I dettagli significativi del film su Shakespeare “Anonymous”

In questo secondo post vi elenco alcuni dettagli del film su Shakespeare “Anonymous“, che potrebbero esservi sfuggiti durante la visione e che celano dei significati profondi. Nel precedente post abbiamo parlato della trama e dei personaggi.

La pioggia, simbolo di purificazione

All’inizio, mentre il narratore sta entrando in scena al Teatro Saint James a New York, gli viene dato in mano un ombrello. Con quell’ombrello si ripara dalla pioggia che cade poco dopo sul palco del teatro e che si vede anche nella prima scena durante la fuga di Ben Jonson. La pioggia ha un significato preciso nella cultura occidentale: lava via le ferite del passato, il sangue, le lacrime. E’ un elemento purificatore, catartico.

Le dita sporche di…inchiostro

Edward De Vere è un conte, non fa lavori pesanti tali da sporcarsi le mani. Le sue dita però sono sempre sporche di nero. E’ il nero dell’inchiostro. Anche Ben Jonson ha lo stesso colore nero sulle dita. Shakespeare, quando finge di essere l’autore delle commedie di De Vere, intinge pollice e indice nell’inchiostro ed entra in scena con il copione.

Le commedie sono un dolce peccato

Quarant’anni prima dei fatti narrati, nel 1559, la regina Elisabetta era molto giovane e aveva assistito ad una rappresentazione teatrale scritta e interpretata dal piccolo Edward De Vere. Si tratta di “Sogno di una notte di mezza estate” e al termine la regina dice ad Edward: “Se le commedie sono peccato, io spero di non trovare mai la mia salvezza, se non molto avanti negli anni”.

Edward è un re ma non lo sa

Edward De Vere, ormai adolescente e rimasto orfano, viene accolto nella casa di Cecil, alla corte reale. Cecil vuole che Edward sposi sua figlia. Perchè? Edward non è figlio del conte di Oxford. Lui è il figlio primogenito e bastardo di Elisabetta, nato quanto lei aveva 16 anni e dato in adozione ai conti di Oxford. Edward non lo sa, ma William Cecil sì. E vuole farlo diventare re, così sua figlia diventerà moglie di un re.

Sangue e inchiostro nel film su Shakespeare

Edward da adolescente si macchia del suo primo omicidio. Cecil era un puritano e si era accorto che Edward scriveva troppe poesie. Così aveva mandato un uomo a rubare i suoi scritti. Ma Edward lo aveva scoperto. La spada di Edward trafisse l’uomo al petto, proprio dove teneva i fogli con le poesie, che si tingono di sangue. Il narratore all’inizio del film aveva detto che questa è una storia di “sangue e inchiostro”. Anche William Shekespeare uccide un suo collega, il drammaturgo Christopher Marlowe. Questi aveva capito che dietro Shakespeare c’era qualcun altro e voleva sapere il nome del vero autore.

Le citazioni alle opere nel film su Shakespeare

Nel corso del film su Shakespeare possiamo leggere sui manoscritti di Edward De Vere le grandi opere che tutti conosciamo: Enrico V, Giulio Cesare, Macbeth, Twelft Night, Riccardo III, Romeo e Giulietta, Amleto, Venere e Adone. Edward dice di avere delle voci che lo tormentano e che riesce a liberarsi di loro solo quando scrive le loro storie su carta. Forse le uniche eccezioni sono “Romeo e Giulietta” e “Venere e Adone”, perchè De Vere le ha scritte pensando alla sua storia d’amore con la regina Elisabetta I. Di Ben Jonson invece viene citata la commedia “Ognuno nel suo umore” (1598).

Perchè le opere di Shakespeare non vengono censurate

Il vecchio William Cecil dice a suo figlio di non interrompere le rappresentazioni teatrali, perché non farebbe altro che fomentare il popolo. Il bersaglio da colpire è chi scrive le commedie, ovvero Edward De Vere. Per questo le commedie di Shakespeare non furono mai censurate dalle guardie reali.

La lotta tra l’orso e i sei cani

Ben Jonson e Shakespeare hanno un acceso diverbio all’interno di un’arena, dove si sta svolgendo una lotta tra bestie. Shakespeare vuole soldi per creare un suo teatro, più bello e grande, e vuole ottenerli dall’autore delle sue opere. Ben Jonson odia profondamente Shakespeare perché è un approfittatore e non vuole dirgli il nome dell’autore. Davanti a loro nell’arena ci sono un orso e sei cani: la gente deve scommettere sull’uno o sugli altri.

Metaforicamente l’orso è Edward De Vere (infatti Ben Jonson scommette su di lui) mentre i cani sono Shakespeare e tutti coloro che lo vogliono morto. Shakespeare scoprirà ben presto l’identità di De Vere e con i soldi estorti costruirà il Teatro Globe. Un luogo dove ovviamente le opere di Ben Jonson saranno bandite.

Venere e Adone, una storia autobiografica

La regina Elisabetta è ormai alle fasi finali della sua vita. Non le importa più nulla del suo regno e ha problemi di demenza. Ormai è un fantoccio nelle mani della famiglia Cecil. Al funerale di William Cecil, chiama suo figlio Robert con il nome di “William”, nonostante il suo consigliere sia visibilmente morto dentro ad una bara.

Quando Edward le invia il libro “Venere e Adone” lei vuole incontrarlo e si agghinda a festa, mettendosi a ballare con le sue damigelle come se fosse una ragazzina.

Per la relazione tra Edward ed Elisabetta, Roland Emmerich ha chiaramente preso spunto dalla storia greca di Edipo. Edward scopre infatti di aver compiuto incesto con sua madre. Non viene spiegato se Elisabetta sapeva che Edward è suo figlio. Alla fine del film le viene solo detto che Henry il conte di Southampton è il figlio suo e di Edward. Inoltre non viene detto chi è il padre vero di Edward, cioè l’amante di Elisabetta quando aveva 16 anni. Forse era lo stesso William Cecil? Se leggiamo le parole originali, Robert Cecil dice: “No one thought her very important at all. Except my father, of course. And when her first child was born, a male, my father took it, and hid it” (nessuno la riteneva molto importante. Tranne mio padre, ovviamente. E quando nacque il suo primo figlio, un maschio, mio padre lo prese e lo nascose).

Il film Anonymous di Roland Emmerich: ecco chi è Shakespeare

 

Il film Anonymous di Roland Emmerich chi è Shakespeare

Il film Anonymous di Roland Emmerich: ecco chi è Shakespeare

Se non avete ancora visto il film Anonymous di Roland Emmerich è arrivato il momento di farlo, soprattutto se volete capire come funziona la scrittura creativa.

William Shakespeare o Edward De Vere?

Questo film è solo un tassello nella lunga diatriba riguardo all’identità di William Shakespeare.
Emmerich sostiene che Shakespeare era un attore analfabeta, amante dell’alcol, delle belle donne, subdolo, approfittatore, povero in canna. Le sue opere sono state scritte dal conte di Oxford Edward De Vere, che per questioni politiche non poteva metterle in scena a suo nome.

Il primo ad avanzare questa teoria fu John Thomas Looney nella prima metà del secolo scorso. A noi non interessa entrare nel merito di questa polemica: quello che dobbiamo analizzare è la narrazione contenuta nel film, perché è un eccellente esempio di scrittura creativa.

Come inizia il film Anonymous di Roland Emmerich

L’inizio del film Anonymous di Roland Emmerich è già un capolavoro e offre un chiaro esempio di come far partire una storia, senza troppo sbilanciarsi sulla veridicità dei fatti.

Un anziano narratore arriva in taxi davanti al Teatro Saint James a New York. E’ in ritardo e sale sul palco senza togliersi giacca e sciarpa. Ma che importa dell’abbigliamento, lui è il narratore. Già qui il regista ci fa capire che si tratta di una finzione, di una rappresentazione teatrale: il film non inizia direttamente con l’ambientazione del 16esimo secolo. Dietro le quinte infatti c’è l’attore che dovrà impersonare il poeta Ben Jonson.

La prima scena vede Ben Jonson fuggire con dei manoscritti (scritti da De Vere): si rifugia in un teatro, inseguito dalle guardie reali. Queste ultime non riescono a trovarlo e quindi danno fuoco all’edificio, costringendo Ben Jonson ad arrendersi. I manoscritti però sono al sicuro dentro ad un baule.

Ma chi è questo personaggio? Lui è un poeta e drammaturgo che ha scarso successo. Cinque anni prima i reali inglesi avevano censurato una sua rappresentazione teatrale troppo sediziosa e lo avevano arrestato. Ma la fortuna volle che quel giorno Edward De Vere fosse a presente a teatro. De Vere ebbe un’idea geniale: dare le sue commedie a Ben Jonson, che doveva metterle in scena a suo nome. Queste commedie erano piene zeppe di attacchi politici, perché come dice lui stesso “Tutta l’arte è politica”.

Tuttavia Ben Jonson era troppo presuntuoso, non volle dare il proprio nome a commedie altrui, anche se avevano successo. Quindi le mise in scena con il nome di “Anonymous”. Uno dei suoi attori, l’ubriacone William Shakespeare, colse la palla al balzo e al termine di “Enrico V” entrò in scena con le mani sporche di inchiostro e il copione in mano, spacciandosi per l’autore.

Lo scenario storico e l’intreccio di vite e personaggi

Il film è un susseguirsi di scene ambientate in vari momenti storici, tanto che si fa fatica a seguire la trama. I personaggi sono tanti, ad una prima visione si distinguono a fatica, perché alcuni vengono mostrati da giovani e da adulti (ovviamente con attori diversi che interpretano lo stesso personaggio). Per questo film vi consiglio di documentarvi bene prima di guardarlo.

Gli eventi principali sono concentrati negli anni a ridosso della morte della regina Elisabetta I (1533-1603). Le cospirazioni per la successione al trono vedono da un lato i conti di Inghilterra e i simpatizzanti dei Tudor, mentre dall’altro il Re James di Scozia con William e Robert Cecil, fedeli consiglieri della regina.

Questi ultimi sono le due figure malvagie delle storia: conoscono tutti i retroscena e cercano di manipolare gli eventi. Per favorire l’ascesa al trono di James di Scozia, convincono la regina a spedire in missione in Irlanda il conte di Essex, Robert Devereux. Questi è uno dei suoi figli bastardi e probabile successore al trono.

Robert Cecil, il cattivo che fa pena

La storia è veramente articolata, piena di colpi di scena e avvicente. Nel finale Robert Cecil racconta a Edward De Vere tutta la verità. Gli sputa addosso le sofferenze che ha sopportato per causa sua da quando era piccolo e lo ha visto entrare nella sua famiglia e stravolgerla.

Il padre William Cecil gli ha dato in sposa sua sorella, ma lui l’ha ripetutamente tradita. Ha sperperato il suo patrimonio dedicandosi ad attività futili come la scrittura, gettando nella miseria anche sua sorella e la figlia nata dal matrimonio.

Edward è il primogenito figlio della regina Elisabetta e avrebbe potuto aspirare al trono, se non fosse che “lui è lui”, cioè un poco di buono, omicida, incestuoso, fomentatore dei popoli. Per causa sua il conte di Essex viene decapitato e suo figlio il conte di Southampton finisce in prigione nel braccio della morte.

Robert si è visto in pericolo quando una commedia di Edward, incentrata su Riccardo III, ha mostrato un gobbo come personaggio scomodo e odioso. E Robert è gobbo.

Ti importa ancora sapere chi è il vero Shakespeare?

Gli occhi di Robert sono colmi di lacrime anche se è il cattivo. A questo punto lo spettatore ha già dimenticato chi è William Shakespeare e non gli importa più che questa sia una storia vera o falsa.

Gli ingredienti ci sono tutti: l’intreccio delle storie, la scoperta finale dell’incesto, un lieto fine amaro e sconcertante, che ci lascia con angoscia e amarezza. L’originalità è che non ci sono sconfitti nè vincitori. Edward non può mai firmare nessuna delle sue opere e muore povero. James di Scozia viene incoronato re ma lui è un grande amante del teatro. Così anche Robert, che odia profondamente Edward e le commedie, è costretto ad ammettere di esserlo…

In uno dei flash back, viene mostrato Robert Cecil da piccolo, mentre gioca da solo a scacchi. Edward é nella stessa stanza che si allenava a combattere con un maestro. La sua spada vola sulla scacchiera e lui dice a Robert: “Tanto stavi perdendo!”

Robert risponde: “Ma stavo anche vincendo”. Ed è proprio così che finisce il film, con Robert Cecil che vince e perde nello stesso tempo.

Nel prossimo articolo vediamo alcuni particolari del film che forse non avete notato e che nascondono importanti significati.

I dettagli significativi del film su Shakespeare “Anonymous”